La dea Artemide

La dea Artemide era la figlia di Zeus e di Leto e sorella gemella di Apollo. Nella mitologia romana, il suo nome era Diana. Era la dea della caccia, dei boschi e degli animali selvatici e, più tardi, fu associata anche con la luna (molto spesso veniva rappresentato con una corona a forma di mezzaluna in testa).

Quando sua madre, Leto, era incinta, Era inviò un serpente gigante, Python, che la seguiva ovunque. Allo stesso tempo, Era maledisse la terraferma, se dovesse dare ospitalità alla povera Leto. Alla fine, lei riuscì a raggiungere un'isola galleggiante, Delos. Artemide apparse per prima e, appena nata, aiutò la madre a partorire suo fratello, Apollo. Per questo era considerata anche una dea del parte, benché fosse rimasta vergine.

Quando aveva tre anni, suo padre, Zeus, la prese sulle ginocchia e le chiese quali regali desiderava ricevere. Essendo una bambina precoce, lei disse che voleva delle frecce d'argento, voleva rimanere vergine e vivere la sua vita in libertà. La dea Artemide amava vagare nei boschi, insieme ai suoi cani ed alle ninfe che la accompagnavano, le quali dovevano rimanere casti anche loro.

Essendo nata sull'isola di Delo, la dea greca Artemide era chiamata anche Delia. Veniva anche chiamata Cynthia, perché era nata sul monte Cinto (Kynthos).

Con le sue frecce d'argento, la dea Artemide poteva anche portare la morte (è per questo èra considerata anche la dea della morte rapida e indolore; anche le morti inspiegabili venivano attribuite alle frecce della dea della caccia).

Molto spesso puniva coloro che facevano arrabbiare sua madre. Quando Niobe si vantò che era meglio di Leto, perché aveva quattordici figli, non solo due, Artemide e Apollo decisero di vendicare la madre e così uccisero i figli di Niobe (Apollo ucciso i figli e Artemide le figlie).

Lei si arabbiava anche quando la sua riservatezza non era rispettata. Un giorno, un giovane cacciatore, di nome Atteone, vide la dea Artemide mentre stava facendo il bagno. Furiosa, lei lo trasformò in un cervo, e il povero giovane fu sbrantao dai suoi propri cani.

Un'altra volta, una delle ninfe del suo gruppo, Callisto, fu sedotta da Zeus, il quale le apparse travestito da Artemide stessa. Callisto rimase incinta e cominciò ad evitare di apparire nuda di fronte alle altre ninfe. Un giorno, Artemide invitò tutte a fare il bagno, ma Callisto, poverina, non voleva accettare. Le altre ninfe, ridendo e scherzando, tentarono di spogliarla e così la sua gravidanza fu scoperta. Furiosa perché Callisto non aveva mantenuto il voto di castità, la dea Artemide la trasformò in un'orsa.

A quanto pare, oltre alla caccia, Artemide passava un sacco di tempo a vendicarsi per tutti i tipi di (posso dirlo?) schiochezze. Prima di salpare per Troia, il re Agamennone andò a caccia e uccise un cervo. Era così contento delle sue abilità, che esclamò: "Artemide stessa non avrebbe potuto fare di meglio." La dea fu così offesa, che mandò dei venti contrari, e la flotta non potè lasciare il porto. Un oracolo disse che la dea poteva essere placata solo se Agamennone avesse sacrificato sua figlia Ifigenia. Tutti gli altri capi greci fecero pressione su Agamennone, il quale dovette portare la figlia al tempio, per essere sacrificata. All'ultimo momento, la dea Artemide provò pietà per la ragazza e la sostituì con un cervo. Ifigenia fu trasportata magicamente in Aulide, dove diventò sacerdotessa nel tempio di Artemide.

Un'altra persona punita da lei fu il re Eneo. Ogni anno, dopo la raccolta, lui trascurava di sacrificare i primi prodotti alla dea, così lei lo punì inviando il Cinghiale calidonio, un animale selvaggio che distrusse tutto il paese.

Anche il cacciatore Orione fu punito dalla dea greca Artemide (mi sa che l'elenco delle persone punite diventa veramente troppo lungo). Ci sono due versioni della storia di Orione. Secondo una di loro, lui tentò di aggredire una delle ninfe di Artemide (o la dea stessa). Artemide (come era solita fare) si arrabbiò ed inviò uno scorpione ad uccidere il cacciatore.

Secondo un'altra versione, Artemide era innamorata di Orione. Apollo, che si sentiva trascurato, perché sua sorella passava troppo tempo con il suo fidanzato, decise di eliminarlo. Un giorno, Orion stava nuotando in mare (era un abilissimo nuotatore e si trovava molto lontano dalla riva). Apollo disse alla sorella che, secondo lui, lei non era in grado di colpire un bersaglio grande come il puntino che si vedeva sulla superficie del mare. Artemide rispose che lei non aveva mai mancato un bersaglio e scoccò una freccia. Ma il puntino era, in realtà, la testa di Orione ed così la povera dea, senza saperlo e senza volerlo, uccise l'unico uomo che avesse mai amato.